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La
percezione dell' Ineffabile
____Vista,
udito, tatto, gusto, mandano continuamente dal mondo esterno,
informazioni al cervello che elabora questi dati per organizzare
una risposta di comportamento adeguata alla sopravvivenza.
Sappiamo che il cattivo funzionamento o l'assenza anche di
uno solo di questi organi di senso, ci porta a disagi di ogni
genere sino a mettere in pericolo la nostra stessa vita e
quella degli altri. Questi sono sensi di percezione materiale
o strumenti grezzi per il semplice rilevamento dei dati fisici.
Questo sistema che potremmo chiamare: primo livello di percezione
fisiologica č sopra ordinato da un secondo livello di percezione
psicologica che coordina i dati di primo livello dando loro
un senso superiore di valore, il cui risultato emotivo per
la coscienza, č stato chiamato da sempre valore spirituale.
Questo secondo sistema č messo in atto da quattro strumenti
"psicologici" di percezione che affiancano e si integrano
con i primi, dandoci la "coscienza" dell'essere e cosa č giusto
o sbagliato fare, per questo motivo C. G. Jungh che li ha
scoperti e studiati. Ogni fenomeno di cui percepiamo l'esistenza
č la manifestazione sensibile di una realtā non conoscibile
attraverso i sensi.
Da ciō, si puō intuire l'importanza
dell'interpretazione individuale-coscienziale dell'ineffabile.
Esso ricco di informazioni, concettualmente trasmissibili,
riesce ad infondere "potere"ai simboli di cui diviene unico
principio. Il privilegio del "potere", tuttavia, č dato a
quei simboli il cui profondo significato č riuscito ad essere
sempre presente nel continuo fluire storico, pur assumendo
interpretazioni diverse ma sempre destinate a ricongiungersi.
La raffigurazione della croce e della svastica, ad esempio,
sono dei simboli di grosso potere evocativo e nel loro manifestarsi
hanno espresso ed assunto valenza di comunicabilitā universale,
rivolgendosi non solo alla mente ma alla totalitā della conoscenza
umana.
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Quando si parla di potere o della trasmissibilitā
del suo significato, non si puō trascurare il complesso atto
della comunicazione, al quale Malinowski ha dato la denominazione
di "comunione fātica". L'assunto fondamentale di questa concezione
č che il linguaggio si qualifica come mezzo di comunicazione
e si costituisce come artefatto culturale non in astratto
e non come struttura, ma in concreto, come funzione, per rispondere
a specifiche domande sociali e in forme che dipendono dal
contesto d'uso. Come giā trattato precedentemente, la caratteristica
del simbolo in generale č di essere segno di un referente
soggettivo, nel senso che esso ha sede nel vissuto di chi
intenziona l'oggetto di valore simbolico, sia esso cosa materiale
o artefatto espressivo, verbale o discorsivo. Il Simbolo č
poi fātico se il suo referente, sempre soggettivo, č tale
da predisporre o indurre la malinowskiana "comunione fātica".
Malinowski, in particolare, parla delle "parole della comunione
fātica" come intese a generare un'atmosfera di socievolezza.
Ogni espressione č un atto che serve
al diretto scopo di legare gli interlocutori con il vincolo
di questo o di quel sentimento sociale. In questa funzione
il linguaggio apparirā non uno strumento di riflessione del
pensiero, ma un modo di azione. Malinowski, riporta alcuni
esempi di usi linguistici fātici presso gli abitanti delle
Trobriand, (piccolo arcipelago vulcanico del Pacifico a SE
della Nuova Guinea) non dissimili, egli dice, da quelli che
riscontriamo nel mondo civilizzato. Si tratta spesso di "chiacchiere
completamente evulse da quanto si stā facendo, chiacchiere
che non esprimono né significati, né sentimenti. La comunione
fātica trasporta sia i selvaggi che i civilizzati nella piacevole
situazione di un rapporto sociale ben educato. "Ben educato"
qui significa istituzionalizzato, vale a dire configurato
nelle forme atte allo scambio comunicativo. Quelle "chiacchiere"
dunque, sono parole e cose di valore simbolico, sono simboli
di un terreno comune di tradizione, di un modello della vita
che puō attivare la conversazione tra sconosciuti, se questi,
attraverso l'intenzionamento del simbolo fātico, si ritrovano
nello stesso "contesto di situazione".
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Il Simbolo fātico inoltre, condivide
con il simbolo in generale di raccordare con e rendere presente
il distante, l'assente. Distante e assente fisicamente, ma
vicino e presente nei vissuti. Sono questi ad essere evocati
dai simboli della scena fātica e cosė entrano nell'orizzonte
semantico del discorso. Il simbolo č fātico, se favorisce
o supplisce la capacitā comunicativa di chi vive nella sua
aura. Evocando un comune vissuto, attuale o pregresso, il
Simbolo fātico promuove l'intersoggettivitā. La pura percezione
inoltre, si avvale di una sovradeterminazione sensoriale,
grazie alla quale il Simbolo assume molteplici significati,
in quanto si determina un sovrappių di senso. Questo si verifica
attraverso un brusco sbalzo, una profonda crepa sulla superficie
della significazione ordinaria, una interruzione della pertinenza
del continuum discorsivo, che esige un atto di cambiamento.
Esso non si configura come sostitutivo del precedente, ma
come supplementare, aggiuntivo. Dunque, la donazione del senso
non č altro che produzione di nuovo senso, decifrabile come
filigrana nascosta di un previo senso comune sedimentato,
e si realizza in un determinato contesto comunicativo. Se
questo č il carattere principale e pių affascinante dell'evento
simbolico, lo ritroviamo in alcune zone privilegiate dell'esperienza
umana: l'esperienza mistica del sacro, l'esperienza straniante
del sogno, l'esperienza inebriante del poetico.
Bibliografia:
Arieti, Silvano, Creativitā la sintesi
magica, Roma, Il Pensiero Scientifico Editore, 1990.
Malinowski, Bronislaw Kasher, Il
problema del significato nei linguaggi primitivi, Milano,
Garzanti, 1975, (Orig. 1923).
Jung, C.G., Bene e male nella Psicologia
Analitica, Torino, Bollati Boringhieri, 1993.
Jung, C.G., Gli archetipi e l'inconscio
collettivo, Torino, Bollati Boringhieri, Opere Vol. 9a, 1980.
Jung, C.G., La vita simbolica, Torino,
Bollati Boringhieri, 1993.
Symbolon, Rivista semestrale dell'
Associazione per lo studio del tema "Simbolo Conoscenza Societā",
Universitā di Siena, Edizioni Micella, n°1-2, 1996.
Fonti iconografiche (in ordine cns.):
- Odilon Redon, Sonia Carpenet.
Annarita
Di Santo
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